miércoles, 29 de octubre de 2014


UNO STUDIO CONCLUDE CHE LA DISUGUAGLIANZA ECONOMICA FAVORISCE
L’AUMENTO DEI DISTURBI MENTALI

Nazioni con alti livelli di diseguaglianza come Stati Uniti e Regno Unito hanno una proporzione maggiore di malati mentali che Nigeria, Norvegia o Paesi Bassi.

La stretta relazione esistente tra povertà e salute mentale è evidente.
Le persone più povere si ammalano di più e muoiono prima di quelle ricche, un fatto che è stato studiato negli ultimi decenni dalla comunità scientifica internazionale a partire da diverse variabili e da distinti punti di  vista.
Uno di questi è la correlazione tra disuguaglianza economica e disturbo mentale, un oggetto di ricerca che ha dato risultati molto significativi negli ultimi anni. Studi recenti mettono in evidenza che paesi sviluppati con alti livelli di disuguaglianza, come Stati Uniti e Regno unito, hanno una proporzione maggiore di persone con problemi mentali che paesi come Norvegia, Danimarca o Norvegia.
Il dottore in Psicologia Fernando Pérez del Rio, professionista presso Proyecto Hombre Burgos, ha pubblicato un articolo nell’ultimo numero della rivista
Nortede Salud Mental nel quale passa in rassegna tutti i lavori pubblicati sulla disuguaglianza e salute mentale nell’ultimo decennio.
Come spiega, si tratta di ricerche realizzate principalmente in paesi anglosassoni nelle quali si analizzano le stesse variabili.



“Ho individuato 20 studi, nessuno dei quali in castigliano, e due variabili che sono importanti.
La prima è che una maggiore disuguaglianza tra ricchi e poveri aumenta la percentuale di malattia mentale. La coesione sociale si rompe e la disuguaglianza genera molta tensione.

La seconda variabile si relaziona con i valori che possiede questa società, giacche non è lo stesso essere poveri in un paese povero che esserlo in un paese ricco. E’ molto più problematico e patogeno essere povero in un paese ricco”, spiega.

In relazione alla prima delle due variabili, lo studio conclude che il grado interno di uguaglianza o disuguaglianza economica che presenta un paese condiziona direttamente la salute mentale dei propri cittadini. Per questo Stati Uniti o Regno Unito presentano più problemi di salute mentale che Svezia, Finlandia o i Paesi Bassi, per esempio, paesi con bassi livelli di disuguaglianza.
“La disuguaglianza economica favorisce l’aumento dei disturbi mentali e contribuisce a creare una società ansiogena, stressata e fragile. Non dimentichiamo che il disturbo mentale è anche una costruzione sociale” precisa il ricercatore.
Riguardo alla seconda delle variabili, quella associata con i valori della società, “è dimostrato che essere poveri e vivere in una zona ricca può risultare più dannoso per la salute che essere ancora più poveri ma vivere in una zona di estrema miseria.”
Ciò ha a che vedere, aggiunge, con la visione della povertà ed il fallimento in ognuna di queste società.
“Quando si disprezza questa situazione, le persone povere si vergognano e tendono a isolarsi dagli altri ed allontanarsi dalla comunità, visto che il fallimento si tende a nascondere, tanto più se questo è associato allo stigma del dover dipendere da qualcun altro o dell’essere un parassita sociale”
Per questa ragione, “quanto meno si disprezza la povertà o il fallimento più sana è una società”
Sulla stessa falsariga Pérez del Río conclude che i paesi più comunitari e con meno differenze economiche tra i propri abitanti, quelli che danno più importanza al gruppo e godono di maggiore mobilità sociale (intesa come movimenti individuali o gruppali che si producono nel sistema di classi) “sono alla fine i paesi più sani”

Prospettiva comunitaria delle malattie mentali

Secondo l’opinione del ricercatore, l’approccio a questa situazione passa per la promozione di politiche comunitarie che mettano in primo piano la coesione e l’uguaglianza. “Dobbiamo dare importanza agli aspetti sociali più educativi  che terapeutici, ai trattamenti integrali e non parcellizzati, all’appoggio gruppale e familiare, ai gruppi di mutuo-aiuto e alla collaborazione dei volontari nelle strutture assistenziali. In definitiva, aggiunge l’autore, questi lavori “invitano a mettere in pratica un approccio comunitario ai disturbi mentali contrapposto a modelli individualisti e deterministi”

In quanto ai prossimi passi da compiere lungo questa traiettoria di ricerca, Pérez del Rio considera che si dovrebbe investigare  il tipo di disturbi mentali associati alla disuguaglianza economica. Per questa ragione è interessato ad approfondire la relazione tra disuguaglianza e consumo di droga. L’ipotesi di partenza è  che a maggior disuguaglianza sociale corrisponda maggior consumo di droghe, tesi alla quale puntano i pochi studi realizzati sul tema.

 Traduzione Sergio Pepe.
 De la web Cristina G. Pedraz/DICYT


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